16 febbraio 2010

Filtro Cattura - Cellule - da Nova de "Il Sole 24 Ore" del 04.02.2010

Il sistema di filtraggio cellulare progettato all'Università di Cornell di Ithaca funziona come la carta moschicida, ma le sue applicazioni sembrano particolarmente promettenti. Il gruppo diretto da Michael R. King ha infatti elaborato un rivestimento composto da nanoparticelle di silicio e da una resina di titanato che, in accoppiamento con alcuni ricettori proteici, cattura selettivamente specifiche molecole presenti all'interno di un fluido. Una volta applicato su una superficie, il rivestimento inizia la sua azione di filtraggio sul liquido che scorre. In particolare, i ricercatori hanno selezionato i recettori in modo da trattenere cellule leucemiche presenti nel sangue umano. Le nanoparticelle avrebbero l'effetto, come hanno spiegato gli studiosi su "Acs Nano", di aumentare la rugosità ello strato superficiale, accrescendo l'area di contatto con il fluido e aumentando così il potere di assorbimento. Questo sistema di filtraggio ha le potenzialità per migliorare i sistemi usati oggi nella cattura di determinate cellule e potrebbe essere impiegato tanto in ambito terapeutico quanto industriale, a partire dalla depurazione dei liquidi. (an.car.)

2 febbraio 2010

Cella di memoria - da Nova de "Il Sole 24 Ore" del 28.01.2010

All'Università della California di Los Angeles il team di Kang L. Wang ha realizzato una cella di memoria a multilivello, ossia capace di memorizzare bit di informazione su più strati. Pur essendo prodotta partendo da una superficie metallica, gli studiosi sono riusciti a evitare le variazioni di potenziale che limitano il funzionamento di questo tipo di memorie. Il sistema, descritto su "Nano Letters", sfrutta la struttura reticolare dei metalli e funziona a basse temperature in un intervallo di potenziale compreso fra 15 e 18 Volt. I ricercatori hanno spiegato che questa tecnologia costituisce un primo esempio di fabbricazione su scala nanometrica di memorie multilivello e costituisce la premessa per la realizzazione di supporti di memorizzazione ad alta densità. Un' altra strada promettente per aumentare la capacità dei dischi rigidi è stata presentata da James M. Tour, del Rice Quantum Institute di Houston. Il suo gruppo ha realizzato una memoria non volatile sfruttando il ciclo di isteresi di un nanotubo semiconduttore a singola parete di carbonio. (an. car.)

Nanoartigiani - da Nova de "Il Sole 24 Ore" del 28.01.2010

Nanoparticelle come artigiani che rifiniscono il loro lavoro, intervenendo anche sulla più piccola scalfitura. Anna C. Balazs (Università di Pittsburgh) ha descritto su "Acs Nano" un sistema basato sulle nanotecnologie per la riprazione di fratture e incrinature dei materiali. Il suo gruppo ha simulato l'azione di capsule riempite con nanoparticelle che sono condotte sulle crepe da riparare.Una volta giunte sul posto, le nanoparticelle si disperdono andando a sigillare le fratture. Il gruppo ha dimostrato che questa tecnologia potrebbe essere migliorata tramite un flusso continuo di capsule che monitorano lo stato di una superficie. L'utlizzo di nanoparticelle per effettuare riparazioni, ma in campo biologico, è alla base delle ricerche condotte da Shinji Takeoka. Il ricercatore (Università Waseda di Tokio) ha sviluppato una pellicola biodegradabile spessa 20 nanometri che potrebbe essere usata per suture chirurgiche. La pellicola, descritta su "Advanced Materials", è trasparente, flessibile e ha un elevato potere sigillante. I primi test ne hanno dimostrato l'alta compatibilità con i tessuti biologici e il suo potenziale terapeutico. (an. car.)

26 gennaio 2010

Pioggia di nanofrecce - da Nova de "il Sole 24 Ore" del 21.01.2010

A Singapore, all'Università di tecnologia di Nanyang, si sta studiando la possibilità di combattere le infezioni sottoponendo i batteri a una pioggia incessante di nanofrecce. Il gruppo di Yuan Chen ha eseguito una serie di esperimenti sulle proprietà antibatteriche di nanotubi puri a parere singola con un diametro di 0,83 nanometri. I ricercatori hanno scoperto che i nanotubi si comportano come frecce che "attaccano costantemente" i batteri causandone la morte. Gli studiosi hanno spiegato sulla rivista "Acs Nano" che questa azione antibatterica si esercita contro diversi organismi tra cui l'Escherichia coli, lo Pseudomonas aeruginosa o lo Staphylococcus aureus. Il team di Chen ha anche ideato una strategia per rendere più efficace l'attacco dei nanotubi alle infezioni, velocizzandone il movimento.
Gli studiosi sono convinti che dai loro esperimenti potrà emergere una tecnica potenzialmente utile per guarire le infezioni "minimizzando i rischi per la salute e l'ambiente". (an.car.)

Detergenti alla CO2 - da Nova de "Il Sole 24 Ore" del 21.01.2010

Le nanotecnologie legate alla conoscenza precisa dei comportamenti molecolari costituiscono una strada promettente per avere una chimica verde rispettosa dell'ambiente. All'Università olandese di Leida la ricercatrice Elisabeth Bouwman ha messo a punto una tecnica per estrarre l'anidride carbonica dall'aria producendo sostanze detergenti.
Come ha spiegato Bouwman su "Technology Review", il sistema sfrutta una serie di reazioni concatenate. Il rame si lega a due molecole di CO2 producendo un ossalato; quest'ultimo forma col litio prima un sale e quindi un acido, mentre una debole corrente consente di riottenere il rame di partenza per iniziare un nuovo ciclo. L'acido ossalico prodotto può essere usato nei detersivi, ed è quindi ottenuto sequestrando CO2 dall'atmosfera con un effetto anti gas serra. All'Università iraniana di Tabriz hanno invece dimostrato che nanotubi di carbonio e politetrafluoroetilene possono essere usati per rimuovere i coloranti dagli scarichi delle fabbriche tessili. Lo studio è stato pubblicato su "Electrochimica Acta". (an.car.)


18 dicembre 2009

Una Dose Micidiale - da "Nova" de Il Sole 24 Ore del 10.12.2009

Alla Duke University sono riusciti a curare il cancro con una dose unica di chemioterapici. Hanno preso il batterio "E.coli" per produrre specifici polipetidi, i quali legano varie sostanze formando spontaneamente nanoaggregati del diametro di 50 nanometri solubili in acqua. Quindi, si legge su "Nature Materials", hanno caricato i peptidi con un antitumorale (doxorubicina) in dosi fino a 4 volte quelle normali e somministrato il tutto ad animali con diversi tumori, confrontando l'esito con quello ottenuto in animali trattati con il farmaco da solo. La massa tumorale dei primi, dopo una sola applicazione, è risultata 25 volte inferiore a quella dei secondi, e la sopravvivenza è stata di 66 giorni, contro i 27 dei controlli. All'Argonne National Laboratory hanno invece usato nanodischi magnetici realizzati con una lega di nichel e ferro. Come descritto sempre su "Nature Materials", una volta diretti contro le cellulo tumorali e attivati con l'applicazione di un campo magnetico per 10 minuti, i nanodischi hanno annientato più del 90% delle cellule, distruggendone la membrana. (a.cod.)

Armature leggerissime - da "Nova" de "Il sole 24 Ore" del 10.12.2009

Al centro di ricerca Langley della Nasa di Hampton hanno sintetizzato per la prima volta nanotubi di nitruro di boro di alta qualità e di lunghezza visibile. La nuova tecnica, descritta come "eccezionalmente semplice", permette di ottenere fili "straordinariamente lunghi" che arrivano a misurare 1 millimetro, ossia tre ordini di grandezza superiori erispeto ai costituenti di partenza. Per ottenere questo risultato, descritto su "Nanotechnology2, i ricercatori hanno usato la tecnica chiamata "condensazione di vapore pressurizzato", basata sul vapore prodotto da un raggio laser che clpisce un bersaglio di boro all'interno di una camera pressurizzata contenente azoto. L'interesse della scoperta risiede nell'utilizzo di un materiale alternativo al carbonio come il boro per realizzare nanotubi da usare per costruire armature leggerissime e ultraresistenti. Alla Nasa ritengono che questo materiale potrà essere impiegato nell'industria meccanica, in quella aeronautica, in quella elettronica. (an.car)